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02/11/11

Viva Argentina: a Roma vince "Un cuento chino"

la Repubblica

ROMA - Una volta tanto spettatori e giurati arrivano alla stessa scelta: Un cuento chino dell’argentino Sebastián Borensztein vince sia il Marc’Aurelio come miglior film che il riconoscimento del pubblico. E forse non a caso succede al festival di Roma, che anche in questa sesta edizione ritrova la ragione della sua origine, una festa di cinema per la gente. Sia pure con un po’ di rammarico per l’assenza dell’Italia tra i premiati, Ennio Morricone, presidente della giuria, accolto dalla standing ovation della sala, dice «abbiamo lavorato in un clima semplice, senza complicazioni». Nessuna contestazione, applausi per tutti, per il premio speciale a The Eye of the Storm di Fred Schepisi che ricorda «quando ragazzo in Australia andavo al cinema di nascosto a vedere film europei sperando di vedere qualcosa di sexy invece ho scoperto in neorealismo italiano», a Maya Sansa, una delle tante attrici italiane da esportazione, che ritira il gran premio destinato a Claude Miller per Voyez comme ils dansent, a Noomi Rapace, protagonista di Babycall, a Guillaume Canet di Une vie meilleure. E la presenza di Morricone ha sicuramente pesato sul premio speciale alla colonna sonora di Hotel Lux.

A parte il tedesco Hotel Lux, che sia pure ambientato tra nazismo e stalinismo, offre diversi spunti di commedia e di sorriso, domina il dramma della mancanza di soldi, la solitudine, lo scontro generazionale, il disagio del vivere, l’horror, ma spesso con una piccola luce di speranza. Se la finzione si avvicina alla realtà di un mondo che ha poche ragioni per sorridere, i documentari denunciano crimini oscuri, come la tratta di modelle in Girl Model, miglior titolo della sezione Extra. Tra i premi più coraggiosi c’è quello a Noordzee Texas del belga Bavo Defurne, che racconta l’amore “scandaloso” di due ragazzi. Era in “Alice nella città”, una sezione che quest’anno ha accolto coraggiosamente temi scabrosi, dalla sessualità, incerta o proibita, fino all’aborto.

Morricone aveva parlato di semplicità e la cerimonia di premiazione si adegua, anzi esagera nei toni da informali a sgangherati. Dall’inizio, da Gian Luigi Rondi che dichiara chiuso il festival prima che la serata cominci, agli eccessi di disinvoltura di Francesca Inaudi, al numero pressoché comico con protagonista Luigi Abete, che, davanti alla platea comprensiva di autorità e istituzioni, consegnando il premio in denaro al regista di Un cuento chino insiste nel fargli notare che si tratta di 40 mila euro, sollecitando adeguati ringraziamenti poi, sfiorando il surreale, conclude con “meglio qui a Roma che a Cannes con i G20”. Un momento di serietà all’inizio grazie a Piera Detassis che ricorda la tragedia in corso a Genova.

Meno male che c’è Richard Gere. Sale sul palco, ed è un'altra standing ovation, ironizza con garbo sulla serata - «Siamo a Roma, è bella anche l’atmosfera informale, nessuno pretende la perfezione» - saluta con affetto Morricone autore delle musiche di I giorni del cielo, «che ho rivisto dopo anni ieri sera e per la prima volta con mia moglie. Era strano vedere un altro me, 25, 26 anni, chissà cosa pensavo, come vedevo il mio futuro, la mia vita» e non risparmia Abete da una scherzosa richiesta di denaro. La serata diventa sua, del “cittadino del mondo e dell’umanità”, come lo definisce Debra Winger. È stato un successo, insomma, e l’anno prossimo Gian Luigi Rondi li vuole tutti: Francesca Via, Detassis, Sesti, Giannelli, Morrione, Cicutto.


Source:
http://trovacinema.repubblica.it/news/dettaglio/viva-argentina-a-roma-vince-un-cuento-chino/409488